Sono Così Indie Che Mi Piace Andare a Ballare | Aiello, “La Mia Ultima Storia”

Che bevi Fra?
Non so ancora, scegli tu, a caso, che io devo andare in bagno.

Sono da oTTo (in Paolo Sarpi, a Milano). Hanno nomi strani i cocktail qui e io sono pure miope, non riesco a leggere da lontano che ingredienti ci mettono dentro. O meglio, ci riesco ma ho bisogno di non avere nessuno attorno che mi guardi, così posso strizzare gli occhi e strizzarli ancora e poi ancora, come fa mia nonna quando cerca la data di scadenza sotto il barattolo di uno yogurt.
Vado in bagno e quando vado in bagno spesso sono sovrappensiero. Solo quando tiro l’acqua mi accorgo che le pareti sono piene di messaggi scritti a mano. Mi fermo a leggerne alcuni, così il mio amico ha più tempo per fare conoscenza là fuori. Veni, vidi, pisci. Catena ti amo. Marisa Laurito. Scusa ma mi fai cagare. Sei bella che la musica c’è. La mia amica vuole che la chiami (con una croce sopra la m di chiami e una v scritta sopra).
Sorrido e continuo a leggere.

sono così indie che mi piace andare a ballare

Nasce così, nel bagno di un locale in Paolo Sarpi, l’idea di Sono Così Indie Che Mi Piace Andare a Ballare: a metà settimana, ogni mercoledì, vi propongo un pezzo indie (uno solo che poi la soglia di concentrazione cala). Da ascoltare, conoscere, scoprire insieme, riascoltare. Sicuramente da dedicare. E se siete così indie da essere single tranquilli: ogni mercoledì avremo un pezzo da dedicare solo a noi.

Ci siamo. Fatemi fare le presentazioni come si deve, almeno la prima volta. (schiarisco la voce)
Signore e Signor…. (voce, Fra, più alta).

Signore e Signori, benvenuti! E’ un onore avervi qui.
E’ un onore presentarvi Aiello.
Ecco La Mia Ultima Storia.

La mia ultima storia non è più disponibile, dopo ventiquattr’ore è tornata invisibile.
Iniziano così tre minuti e diciotto di un amore finito e ora raccontato. Sintetizzatori e batteria sono la cornice di romanticismo interrotto da rabbia, di passione interrotta da silenzi. Di dolcezza ormai inutile. Di voglia di scappare da qualcosa di tanto forte quanto giunto al capolinea.
E il capolinea è quello di una maglia comprata più larga apposta, per far spazio a qualcuno che ora non c’è; è quello di un paio di scarpe nuove, comprate per compiacere qualcuno da cui ora invece ci allontaniamo. Correndo.

Ed ho comprato una maglia più larga e c’è spazio per te
Avvicinati al petto ho le scarpe nuove come piacciono a te
Ma le userò per correre lontano

C’è il ricordo di momenti felici in La Mia Ultima Storia di Aiello.
E c’è poi il tempo di chiedere:

Mi devi Parigi l’ultima neve in città
Mi devi le pizze che ho lasciato a metà
Mi devi il sorriso spento di fronte al mare
Mi devi le notti passate a soffocare
Mi devi i risvegli senza la musica, la colazione solo di domenica


e soprattutto

(Mi devi) tutte le ragazze che non ho vissuto, che solo su di te mi sarei abbattuto

(potessimo aggiungere un dolcissimo “stronza” alla fine di questo verso lo faremmo).

Aiello La Mia Ultima Storia
AIELLO (Photo Credit: Pasquale Autorin Siermond)

La Mia Ultima Storia è da ascoltare. Si può leggere il testo e immedesimarcisi facilmente ma è ascoltando la voce dolce e il graffio di Aiello che si sente una piccolissima morsa alla bocca dello stomaco. E’ ascoltando le sue parole cantate quasi a denti stretti che la nostra testa involontariamente si muove annuendo. E il nostro cuore si chiede per un attimo “perché” e subito dopo si risponde “perché sì“.

Aiello ha pubblicato il suo primo album di inediti da qualche giorno. Si chiama Ex-Voto. Vi consiglio di ascoltarlo, tutto, subito, cosa che consiglio raramente.
E a chi pensa che Aiello non sia indie perché l’album è uscito su etichetta Sony rispondo che nel genere indie ci abbiamo buttato dentro chiunque negli ultimi anni.
Uno che è nato a Cosenza (non proprio la capitale delle opportunità) e che se ne va in giro con quella faccia sognante scrivendo testi e musica come quelli di Ex-Voto, di indie-pendenti merita soltanto le nostre orecchie, quelle che dobbiamo usare senza preconcetti di etichetta o genere. Per goderne, semplicemente.

Ora andate a riascoltare Arsenico. E se Arsenico non vi basta passate subito dopo a C’è Un Tempo, a Il Cielo di Roma o a Sushi (con il featuring di Tormento).

Sono Così Indie Che Mi Piace Andare a Ballare torna mercoledì prossimo. Buona settimana di musica, buon ascolto di Aiello, con orecchie indipendenti.

(Ah. Alla fine quella sera in Paolo Sarpi ho bevuto un Juanita. Ve l’ho detto che i cocktail hanno nomi strani in quel posto. Che ha dei bagni bellissimi).

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