Giorgio Poi: “Erica Cuore Ad Elica”

E’ mercoledì, è il giorno di Sono Così Indie Che Mi Piace Andare A Ballare.

Prima di iniziare a scrivere gli articoli di questa rubrica passo un bel po’ di tempo a scegliere il pezzo di cui parlerò. La scelta, per fortuna, in questo periodo non manca.
Per scegliere bisogna conoscere e per conoscere bisogna ascoltare (non solo nella musica). Ho ascoltato almeno venti pezzi in queste ore e li ho riascoltati e riascoltati ancora. Tra questi c’era “Erica Cuore Ad Elica” di Giorgio Poi. Ha vinto lei.

Come mai? Perché si fa ascoltare meglio delle altre. Perché non passa inosservata. Non si confonde tra le altre. Perché se la musica indie fosse un tram affollato alle otto e mezza del mattino, “Erica Cuore Ad Elica” di Giorgio Poi sarebbe la ragazza che ti colpisce non perché é figa ma perché é l’unica che si alza per lasciare il posto ad un anziano che cammina aiutandosi con un bastone.

In ogni recensione pubblicata in questi giorni si legge che Giorgio Poi ha alzato di almeno un paio di spanne il livello del cantautorato italiano dei nostri tempi. Ogni recensione pubblicata in questi giorni ha detto una cosa sacrosanta. E’ così. Giorgio Poi ha una, due, tre, quattro, cinque marce in più.

La partenza di “Erica Cuore Ad Elica” è affidata ad una chitarra acustica e ad un accordo di sol e ad uno di do, ad uno di sol e ad uno di do: è un sol, quello dell’apertura, che ci accompagna per tutta la lunghezza del brano; nell’accordo che ritorna all’inizio di quasi ogni verso e nelle parole che attraversano tutta l’autostrada del sol-e per arrivare infine fra Napoli e il sol-e.

Il riferimento agli anni ottanta è esplicito: dal rullante suonato a panettone al ruolo da assoluta prima donna lasciato nel finale ad uno strumento capace di creare da solo atmosfere intense, uno strumento che nel corso degli anni si era perso, chissà poi perché: il sassofono (sassofono che nella scena indie è ripreso anche dai più urban Frentik&Orang3 in uno dei loro pezzi più belli: Interrail, cantato con Carl Brave e Franco126).

I riferimenti agli anni ottanta sono espliciti dunque, sì; questa è un’altra cosa che troverete scritta in ogni recensione di “Erica Cuore Ad Elica”. Giorgio Poi ha l’intelligenza, ma soprattutto la sensibilità, di fare tesoro dell’eredità lasciataci da artisti seminali (termine che si associa a quegli artisti in grado di aprire la pista ad una nuova strada o ad un nuovo genere, influenzando così i posteri) come Lucio Dalla o Vasco Rossi, come Ivan Graziani o Francesco De Gregori.

Quando ascolto “Erica Cuore Ad Elica” penso ad Anna (e Marco, di Lucio Dalla). Qui c’è il sole, lì c’era la luna.
E se poi…se poi fosse proprio Erica (silenziosa, con gli occhiali scuri e quei troppi caffè) quella luna? Quella che anche se ride a guardarla mette un po’ paura?

Ecco. Se, i riferimenti agli anni ottanta sono di questo tipo, Giorgio, ti prego, continua.

A mio padre ho rubato un bel po’ di vinili di Lucio Dalla; mi piace pensare che mio figlio mi ruberà un giorno un bel po’ di vinili di Giorgio Poi.

Photo Credit: Federico Torra

Dopo i live della scorsa estate, Giorgio Poi sarà presto di nuovo in giro per l’Italia. Mancare non è una buona idea:

1 novembre: Lecce – Officine Cantelmo
7 novembre: Mestre (VE) – Teatro Toniolo
8 novembre: Torino – Hiroshima Mon Amour
16 novembre: Firenze – Viper
22 novembre: Milano Linecheck

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