La Municipàl: “I Tuoi Bellissimi Difetti”

Sono Così Indie Che Mi Piace Andare a Ballare oggi ci porta a sud, a Galatina, in provincia di Lecce.

Era un pomeriggio d’estate caldo e lento quello in cui ho perso la testa per I Tuoi Bellissimi Difetti di La Municipàl. Mentre sistemo la spesa lascio Youtube libero di spiegarsi verso gli orizzonti sconosciuti della musica, salpando su un vascello chiamato algoritmo (quello che consente a Youtube di proporci video più o meno in linea con la nostra cronologia di visualizzazioni).

Se stai riponendo i crackers nella dispensa mentre imprechi perché contemporaneamente ti sono cadute tre scatolette di tonno che avevi tolto dalla confezione (perché sei affetto da disturbo ossessivo compulsivo che ti vieta di stoccare gli acquisti in dispensa senza previa eliminazione del relativo packaging) e se, facendo tutto questo, tra il mare di canzoni random ne inizia una che dice “Cos’è quel neo che hai sulla bocca, lo sai che mi spaventa un po’” e tu, oltre ai disturbi ossessivi compulsivi hai un neo sulla bocca, è inevitabile che giri la testa verso il computer e addrizzi le orecchie (la frase era un po’ lunga sì).

E’ un testo che cattura quello de I Tuoi Bellissimi Difetti. La voce di Carmine Tundo (metà parte del progetto La Municipàl, l’altra metà è rappresentata dalla sorella Isabella) ci racconta di come l’amore (o qualcosa del genere) tenti (con la passione o con la tenerezza, o con qualcosa del genere) di smorzare quel senso di malinconia sottile che ci portiamo sempre dietro.

Non è un amore idealizzato, tutt’altro. E’ un amore che con il suo essere diretto e concreto raggiunge un livello di etera profondità che fa invidia a tutti gli amori che urlano “sei bella, sei perfetta, i tuoi occhi mi fanno morire”. E’ un amore che vede smagliature e le trasforma in trincee dove nascondersi dai nemici. E’ un amore che dell’imperfezione fa un valore; un valore che apre le porte ad un livello raro di conoscenza di sé e dell’altro.
Tutti notiamo i difetti di chi abbiamo accanto. Siamo pochi a dire all’altro, ad alta voce: hai un difetto. Quasi nessuno poi, dicendo “hai un difetto“, aggiunge “e sei bellissima”.

La settimana scorsa avevo paragonato Erica Cuore Ad Elica di Giorgio Poi ad una ragazza che si fa notare su un tram affollato non perché figa ma perché l’unica a lasciare il proprio posto ad un anziano che cammina aiutandosi con un bastone.
I Tuoi Bellissimi Difetti è l’uomo seduto dietro Erica: quello che non ha fatto in tempo ad alzarsi vedendo l’anziano perché in quel momento aveva gli occhi negli occhi della donna che ama; occhi che le dicevano: “E si spengono i lampioni, rimaniamo mano nella mano, io e la mia parte che si sta uccidendo, chissà se arriveremo vivi al nuovo inverno”.

La Municipal frantuma le etichette di pop, indie, cantautorato e apre la braccia ai complimenti di chi pensa che quando si è davanti a piccoli capolavori le etichette sono inutili come gli amori che si fermano in superficie.

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